OLIMPICO SPETTACOLO
Usain Bolt ha la sfortuna di correre cento metri in piano in nove secondi e mezzo, più o meno, e la gente del suo paese ha un gran pena per lui. Un così bel ragazzone alto e robusto con una tale sfiga addosso. Ogni santa mattina che dio manda in terra Usain è costretto ad alzarsi presto e correre, e non può certo prendersela comoda deve correre più svelto che può. Perché lo fa? Per quale ragione anziché godersi la vita come tutti si auto flagella in quel modo? Uno sciamano che abita nella casa accanto alla sua ha detto che si è beccato il virus dello “Sport”, o meglio, glielo hanno iniettato a scuola quando ancora era molto piccolo, forse un insegnante perverso, chissà? Sta di fatto che oggi il ragazzo non studia più, e ne avrebbe bisogno, non va a ballare, non legge un libro, non può mangiare quello che gli pare, non può neanche guardare le stelle perché deve andare a letto presto. Non può avere nemmeno una fidanzata, non ci sono ragazze così veloci da stargli dietro e anche se ci fossero è una rottura di palle parlare e baciarsi a trentasei kilometri l’ora tutti sudati. Il suo unico pensiero è correre, ma non piano con calma, no, lui deve farlo più veloce di tutti i sette miliardi di persone che stanno al mondo. Adesso dite voi se questa non è una disgrazia. Molto spesso è triste soprattutto la notte quando è costretto a svegliarsi perché le gambe si sono messe in moto da sole scombinando coperte e lenzuola e sua madre dopo gli fa la solfa. Altre volte gli viene la depressione per questa storia dei cento o al massimo duecento metri, perché non di più? sfiga per sfiga se lui potesse ne farebbe anche duemila a razzo. Una volta ha chiesto al suo dottore se poteva farne cinquecento e quello gli ha risposto: “non ti azzardare veh!”. Comunque in tutto questo dolore un lato positivo c’è, i suoi concittadini, che sono brava gente, per consolarlo gli danno un sacco di soldi perché si distragga nei rarissimi momenti in cui riesce a stare fermo. Le autorità poi gli hanno trovato un posto in cui si sentirà sicuramente a suo agio, perché potrà incontrare altri sfortunati come lui con cui parlare ed esibire la sua diversità senza timori. Il luogo si chiama Stadio Olimpico, li vi sono tanti ragazzi della sua età con le più svariate tipologie di disgrazie, c’è quello che salta per il lungo più in lungo di tutti, quello che salta più in alto, altri che il virus dello Sport li costringe a correre come forsennati lungo una corta pista ovale per trenta o quaranta volte, poi stramazzano per la fatica con un mal di testa della madonna. Alcuni sono davvero ridicoli, se non fosse che meritano il rispetto che si deve agli sfortunati, sono quelli che hanno speso la loro giovane vita a tirare un attrezzo più lontano che si può. Sono omoni o donnone grandi e grossi, che potrebbero avere ben altro e utile scopo nella società umana, invece sono costretti dalla malattia a mollare bocce di ferro o lance a metri e metri di distanza sul prato, la loro vita è tutta lì, un pezzo di metallo che vola. Un altro aspetto positivo per Usain e gli altri ragazzi è che allo stadio possono accedere le persone normali per vederli e incitarli urlandogli dietro, ma senza malizia, senza prenderli in giro come si potrebbe pensare, anche perché ci sono le mamme e i babbi dei ragazzi che alla fine di ogni esibizione piangono felici per i loro figlioli che finalmente hanno trovato un luogo dove stare e fare amicizia. C’è un’unica cosa che lascia perplessi in questi raduni di innocui sfortunati ed è che lo stadio olimpico è circondato di poliziotti e militari armati fino ai denti, è come se le autorità avessero paura che qualche ragazzo potesse sfuggire e contagiare la comunità, del resto c’è da capirli il virus dello Sport è una brutta bestia.
P.S. Lo Sport non è mai stato fondamentale nella vita delle persone il gioco si. Giocare è il bisogno istintivo dell’essere umano di prendere per il culo la vita, il destino ammesso che esista, la fatica della sopravvivenza, i colleghi umani. E’ la necessità di far riposare il cervello, di illudersi, di ridere senza ragione. Il gioco con la scusa che “tanto è un gioco” ti insegna l’accettazione e il rispetto delle regole. Per quello che ne so le società primitive non conoscevano lo sport ma il gioco, e giocare era solo un intermezzo nello scorrere della vita per tirare il fiato per rilassarsi. Nell’antica Grecia le olimpiadi erano “Giochi” olimpici. Il gioco è il regno della la fantasia e della libertà, poi è arrivato lo Sport e il gioco è finito.
bhè....questa è pura poesia....
RispondiEliminal'ho riletto e quasi piangevo..... sigh, sigh.... :-(
RispondiEliminaW il giuoco! W la peppa! Abbasso gli allenamenti! Aboliamo le ripetute!
RispondiEliminaIl termine sport ha radice latina, poi assimilata dal mondo anglosassone attraverso il termine disport. Sappiamo come è andata a finire...
Mi permetto però di suggerire che questa brutta china non è tutta originata dalla società industriale e dalla nascita dei moderni mezzi di comunicazione di massa. Lo sport, come competizione e ricerca della forma fisica (e bellezza) è nella sua forma (occidentale) una manifestazione atletico-rituale propria del mondo greco e più in generale di quello mediterraneo. Il fine era di curare l'aspetto atletico, sviluppare il vigore muscolare e la resistenza alle fatiche a fini militari. Fu molto probabilmente l'influenza militare predominante nell'antica Grecia a tracciare la strada verso lo sviluppo degli sport. Idem per la cultura romana che celebrava l'esaltazione della competizione fisica.