Buonasera 5 luglio 2012
Il Bosone di Higgs o particella di Dio
(ove per particella, ovvero piccola parte, intendasi buco del culo di Dio in quanto bosone o similmente busone è sinonimo di grosso buco, e se è vero che l’uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio non ci sono dubbi il Bosone di Higgs è il buco di culo di Dio. Certo se fosse stato possibile, a guardare meglio casomai uno avrebbe trovato il volto, la figura intera, la nuca, il profilo, invece ciò che è apparso negli strumenti sofisticatissimi è un buco di culo. Ironia della sorte? Destino dell’uomo? Ancora una volta il divino, dopo il diluvio, le sette piaghe, i terremoti, gli tsunami si prende gioco di noi mostrandoci il deretano al termine di una costosissima, faticosissima e umana ricerca? In verità il clamore e l’esagerata eccitazione suscitata da questa faccenda non possono certo essere imputati a Dio, anzi non oso pensare al suo imbarazzo una volta accortosi che qualcuno gli ha abbassato le braghe. Infatti bisogna considerare la parte avuta da questo Higgs. Oggi costui si presenta come un simpatico vecchietto facile all’emozione e alle lacrime, ma quarantotto anni fa fu lui ad avere la geniale idea che anche Dio avesse un buco di culo e che fosse venuta l’ora di andare a stanarlo. Che volesse infilarci su il dito medio per vendicarsi di secoli di nefandezze subite dall’umanità nel suo nome? O che dopo anni di studi si fosse convinto che l’universo più che dal Big Bang fosse stato originato da un’immane e tutt’ora perdurante divina scoreggia con conseguente fuori uscita di materia certamente scura. Il vecchio Higgs intervistato su questi quesiti mostra una ironica reticenza, nella sua espressione beffarda e muta si leggono chiaramente le parole “io ve lo avevo detto che era solo diarrea adesso tocca a voi pulire con la carta igienica” )
I àn trùve al busén d’ Higgs l’era un péz che i stéven drì
I àn costrué un usvài impressiònent grànd cùmpagna una mùntagna
Fadìga e bàiucc, bàiucc e fadìga pàr vént àn
Pàr trùver l’amàur d’una scurazza
L’è pròpri véira qual c’al gèva mi nòn
“chi’n pòl avaìr la chèren al plòcca egl’òs”
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